Le trazioni alternative, nell’ottica di raggiungere al più presto gli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti, sono un tema di stringente attualità. Fra le tecnologie più mature e quelle che, a poco a poco, stanno arrivando anche sul mercato italiano, iniziano a essere numerose le alternative al semplice gasolio. Facciamo il punto della situazione, provando anche a lanciare lo sguardo verso il futuro.

Le trazioni alternative: elettrico, ma molto altro ancora

Il diesel, sebbene ancora oggi rappresenti la forma di trazione più utilizzata – le ultime stime parlano di una flotta che percentualmente arriva a circa l’80% del totale dei mezzi alimentati a gasolio – è una tecnologia destinata a sparire, secondo quanto deciso dalle case costruttrici entro il 2040. Lo strapotere del diesel, anche per questo, inizia già adesso a essere intaccato da altre forme di trazione, le cosiddette trazioni alternative.

L’elettrico certamente, ma anche tante altre forme di alimentazione che, allo stato pratico, si mostrano più mature e praticamente già impiegabili al giorno d’oggi, senza la necessità di realizzare costose infrastrutture. È il caso proprio dell’elettrico, che, secondo il position paper di ACEA, avrà bisogno di un’infrastruttura di 10.000-15.000 punti di ricarica entro il 2025 per offrire sufficiente supporto.

E allora? Certamente, già oggi esistono carburanti alternativi che possono aiutare nella mission dell’Unione europea: il gas naturale o, meglio ancora se biogas; anche il biodiesel, poi, offre grandi opportunità al pari del bioetanolo e dell’olio vegetale idrotrattato. Una panoramica su ciascuno di questi, comunque, consentirà di capire meglio di cosa stiamo parlando.

Gas naturale, liquido o compresso

Il gas naturale, indubbiamente, fra le trazioni alternative è quella che già da qualche tempo ha conquistato una sua nicchia nel mercato dei mezzi pesanti. Il metano, come viene comunemente chiamato, viene estratto da giacimenti, dove si trova intrappolato. Esso è facilmente adattabile ai motori già in commercio, come sa chi ha installato un impianto a gas sulla propria automobile. Esso può essere immagazzinato in forma liquida, nel qual caso si parla di liquid natural gas (LNG), oppure in forma compressa, che prende il nome di compressed natural gas (CNG). Nel primo caso, il gas ha bisogno di serbatoi in grado di raggiungere i -161 °C, così da poter conservare grandi quantità di carburante in serbatoi relativamente piccoli. Nel secondo, invece, pur preservando le qualità del primo, ha il vantaggio di poter essere trasportato direttamente nelle condutture.

Il vantaggio maggiore del gas naturale risiede indubbiamente nel suo scarso impatto ambientale. Pur essendo un combustibile fossile, la molecola del metano prevede un solo atomo di carbonio. Durante la combustione, rispetto a un normale motore a diesel, ciò si traduce in una più bassa quantità di anidride carbonica. A conti fatti, stiamo parlando di una riduzione della CO2 che si attesta intorno al 20%, cui si aggiunge l’abbattimento del 95% del particolato, del 90% della NO2 e anche delle emissioni acustiche. Vantaggi importanti, insomma, che però devono fare i conti con una scarsa distribuzione sul territorio e un’autonomia piuttosto limitata dei mezzi stessi.

Biogas, il gas ottenuto dai rifiuti

Una trazione alternativa molto interessante è quella del biogas. A differenza del gas naturale, che rappresenta comunque un combustibile fossile, il biogas è un combustibile proveniente da fonti rinnovabili. La sua produzione, nella stragrande maggioranza dei casi, deriva da rifiuti, scarti di produzione dell’industria alimentare, nonché liquami. La lavorazione di questi materiali produce un gas la cui molecola è identica a quella del gas naturale.

Il beneficio di questa forma di alimentazione, pertanto, non riguarda solamente le emissioni legate alla sua combustione. Il biogas, infatti, ha risvolti positivi anche per ciò che riguarda il ciclo dei rifiuti. Questi, invece che finire in discarica, vengono impiegati per la produzione di un prodotto che può essere poi utilizzato come energia dal basso impatto ambientale.

Biodiesel, come il biogas ma in forma liquida

Un carburante analogo al biogas, ossia ricavato da materia organica e quindi da fonti rinnovabili, è il biodiesel. Nello specifico, il biodiesel viene ricavato da oli vegetali, come per esempio l’olio di colza, di girasole o altri oli vegetali similari. Per colore e viscosità, il biodiesel somiglia molto al diesel, al quale, peraltro, può anche essere miscelato.

Da un punto di vista ambientale, il biodiesel ha il vantaggio di non contenere idrocarburi aromatici. Ciò significa che ha la capacità di ridurre sensibilmente le emissioni di ossido e biossido di carbonio, rispettivamente del 50% e del 78%. A questo, poi, si aggiunge la riduzione delle polveri sottili, fino al 65%. Purtroppo, il biodiesel non ha solo vantaggi. Attualmente, gli attuali motori diesel che impiegano biodiesel emettono una maggiore quantità di ossido di azoto. Per impedire che ciò avvenga, quindi, sarebbe necessaria una riprogettazione dei motori, adottando specifici catalizzatori. Il biodiesel, però, non ha solo questi svantaggi. Il rischio derivante dall’utilizzo di oli vegetali è di favorire le colture intensive, con la conseguente sottrazione di superfici destinate alle colture alimentari e quindi all’aumento del costo del cibo.

Bioetanolo, il carburante prodotto dalle canne da zucchero

Un altro carburante, prodotto sempre a partire da biomasse di origine vegetale, è il bioetanolo. Questa forma di trazione alternativa sta diventando particolarmente comune laddove sono presenti grandi piantagioni di canna da zucchero, che rappresenta una delle principali fonti di bioetanolo. Esso, tuttavia, viene estratto anche da altre piante, come la canna comune, la paglia, le alghe e la cellulosa. Pur avendo un potere calorico non elevato, in forma pura possiede un numero di ottano elevato e, per questo, viene utilizzato come additivo per la benzina.

Secondo alcuni produttori di motori per trasporto su gomma, una miscela all’85% di bioetanolo e al 15% di benzina sarebbe in grado di abbattere di circa l’80% le emissioni inquinanti. La questione, comunque, è al momento discussa poiché alcuni calcoli che tengono presenti il dispendio energetico complessivo risulta più elevato. A prescindere da ciò, indubbiamente la produzione di bioetanolo, specialmente da canna da zucchero, favorisce il processo di intensificazione delle colture, come nel caso del biodiesel.

Questa è solamente una rapida panoramica sulle trazioni alternative. A queste, chiaramente, si aggiungono anche le nuove trazioni, come quella elettrica e quella alimentata a idrogeno. Per queste, tuttavia, ci sarà ancora da attendere qualche anno.