È ormai guerra fra armatori. Da un lato l’ex compagnia di bandiera, la Tirrenia oggi gestita dalla Compagnia Italiana di Navigazione (CIN). Dall’altra il Gruppo Grimaldi, che in un dettagliato resoconto si è scagliata contro la proposta di un nuovo intervento statale avanzata dalla stessa CIN.

Le posizioni di Tirrenia e del Gruppo Grimaldi

La vicenda è nota: nella giornata di ieri, Moby spa ha presentato al Tribunale di Milano, secondo quanto richiesto dallo stesso Tribunale, domanda di continuità. «Il piano assicura le migliori condizioni per il rilancio dell’impresa, il mantenimento dei servizi ai clienti, la salvaguardia dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto per un totale di oltre 6.000 lavoratori in un settore, quello marittimo, tra i più colpiti dalla crisi Covid-19 – si legge nel comunicato della stessa Compagnia – Il piano, pur prevedendo la vendita di alcuni asset, si basa sulla continuità aziendale, sul mantenimento dei posti di lavoro e delle rotte in essere, anche in considerazione dei positivi risultati registrati nell’ultimo anno e del previsto arrivo di due nuovi traghetti ro-pax in costruzione con la capacità di 2.500 passeggeri e di 3.750 metri lineari». Nella stessa nota, poi, Onorato Armatori ha confermato l’intenzione di presentare un piano anche per CIN: «Il deposito dell’istanza di omologa per CIN è rinviato di alcuni giorni per concludere le trattative con Tirrenia in AS – prosegue la nota – Il Gruppo prosegue, quindi, nel percorso di superamento della crisi, provocata dall’attacco subito da un gruppo di bondholders che avevano presentato istanza di fallimento, poi rigettata dal Tribunale di Milano, nel settembre 2019, e poi aggravatasi per le conseguenze sul settore dei trasporti della pandemia in atto».

Fine della vicenda? Per nulla, perché a poche ora dal comunicato della Onorato Armatori è arrivata la risposta del Gruppo Grimaldi: «Con grande stupore ed incredulità, il Gruppo Grimaldi apprende che il concorrente Tirrenia-CIN, per voce del suo amministratore delegato, richiede nuovamente l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico onde poter continuare a garantire la propria operatività – si legge nella nota – Tale richiesta di Tirrenia-CIN è assolutamente inaccettabile». Alla base del giudizio della Grimaldi, gli aiuti di Stato di cui la Tirrenia-CIN ha beneficiato, il mancato pagamento di circa 200 milioni di euro relativi all’acquisto degli asset della vecchia Tirrenia di Stato, il mancato pagamento di creditori e fornitori, nonché delle tasse portuali. Per questo, l’armatore partenopeo, pur schierandosi dalla parte della salvaguardia dei livelli occupazionali ha chiesto di «risolvere il contratto con Tirrenia-CIN per inadempienza – nonché – di mettere le navi della Tirrenia-CIN all’asta, così da garantire, attraverso l’introduzione della clausola sociale, l’occupazione del personale relativo a tali navi».

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