Fedespedi, la Federazione nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali, si è soffermata sull’incidente dell’Ever Given e sull’impatto che il gigantismo navale sta avendo sul settore marittimo e non solo.

Fedespedi e il pericolo delle mega-portacontainer

Il ragionamento della Federazione è duplice. Da un lato, il gigantismo navale sta comportando costi sempre più estremi per adeguare gli scali alle esigenze delle navi di questa stazza: «Navi enormi hanno bisogno di scali idonei per essere accolte – ragiona Andrea Scarpa, vice presidente Fedespedi – questo costringe le autorità dei singoli paesi ed i terminalisti ad adeguarsi con ingente impiego di risorse pubbliche e private». L’esempio del Canale di Suez casca a pennello: «Il Canale di Suez, ampliato solo qualche tempo fa, è già troppo piccolo rispetto alle esigenze delle shipping line – prosegue – le uniche a trarre vantaggio dalle economie di scala, visti gli spropositati aumenti dei noli degli ultimi mesi».

Questo, inevitabilmente, ha comportato a una concentrazione delle attività: «Come ha fatto acutamente notare il presidente di Assiterminal, Luca Becce, nell’arco di una decina d’anni si è passati da diciotto operatori a tre grandi Alleanze che controllano di fatto il mercato sulle principali tratte commerciali, soprattutto da e per l’Europa – sottolinea – È una situazione sulla quale operatori logistici e autorità dovrebbero riflettere, per non dover affrontare nuovamente una crisi come quella della scorsa settimana».

Dall’altro lato, la seconda conseguenza del gigantismo delle navi, riguarda il rischio di incidenti sempre più elevato: «Gli incidenti avvenuti negli ultimi mesi che hanno causato perdite in mare di centinaia di TEUS – ricorda, pur sottolineando che non hanno riguardato solo mega-portacontainer – Questo in prospettiva comporterà maggior rischio, tantopiù per le mega navi da 24.000 containers ed oltre che, come risultato evidente nell’evento di Suez, sono molto sensibili ai venti a causa dell’enorme “effetto vela”, dovuto alle spropositate dimensioni dello scafo ma ancor più dei container imbarcati sopra coperta che arrivano fino all’ottavo tiro». Questioni su cui il settore della supply chain marittima dovrà affrontare per non trovarsi nuovamente nelle stesso condizioni.

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