Il Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, che il Governo ha recentemente trasmesso alle Camere, è in buona sostanza una linea guida per quella che sarà la logistica italiana del futuro. Le linee guida, che in buona parte rispettano le indicazioni dell’Unione europea, tracciano la strada alle imprese del trasporto e della logistica che vogliono avere successo in futuro.

La logistica del futuro in Italia: trasporto intermodale e tecnologie

Come nel celebre paradosso, è difficile stabilire se sia nato prima l’uovo o prima la gallina. È difficile capire, cioè, se siano nate prime le esigenze di mercato, cui l’Europa e quindi l’Italia si siano adeguate, o se, invece, siano state queste ultime a stabilire un percorso per il futuro. Di fatto, a prescindere da chi abbia scelto cosa, oggi l’Italia è di fronte a un bivio: trasformare la logistica del presente, per un futuro più competitivo e, soprattutto, più sostenibile.

La strada, sotto questo punto di vista, appare chiara. Anzi, chiarissima: il trasporto intermodale è la soluzione che l’Italia ha scelto per liberare le strade dai veicoli pesanti e spostarsi sempre più verso forme di trasporto sostenibili. Lo ha detto il ministro Enrico Giovannini, sottolineando questa scelta con il cambio di nome del Ministero, lo ha richiesto l’Europa con l’obiettivo chiaro del Green Deal e della decarbonizzazione, lo richiedono da tempo le aziende del trasporto. Quali siano queste forme di trasporto alternative e sostenibili appare chiaro dalle decisioni assunte dal Governo nel finanziamento delle opere. I treni, in primo luogo, verso cui sono diretti la quasi totalità degli investimenti: alta velocità, affinché merci e persone viaggino più rapidamente da un capo all’altro del paese, ma anche alta capacità, perché occorre rafforzare il sistema ferroviario italiano al fine di sostenere l’enorme carico di merci da trasportare. Ma anche attraverso il trasporto navale, che negli ultimi anni ha assunto proporzioni gigantesche: non solo per volumi di merci trasportate, ma anche per dimensioni delle navi che, come dimostra il caso della Ever Given, sono diventate così grandi da essere in grado di paralizzare completamente il traffico mondiale delle merci.

Non c’è soltanto del come trasportare le merci, ma anche del come immagazzinarle. Anche da questo punto di vista, il Governo italiano sembra aver finalmente ingranato in una direzione chiara, che è quella della digitalizzazione della catena logistica. Mentre nel mondo si vanno diffondendo i sistemi di blockchain, che sulla carta consentono di avere un controllo di filiera pressoché impeccabile, l’Italia ha ancora tanta strada da fare. Il futuro, però, passa proprio attraverso la digitalizzazione di progetto che, fino a oggi, erano svolti dall’uomo. Ecco allora la logistica 4.0, che, di pari passo con l’industria 4.0, punta a ridurre i tempi di consegna e l’efficienza dei magazzini.

Queste le direttrici da percorrere. Saranno pronte le aziende italiane ad accompagnare questo percorso? Solo il tempo lo potrà dire.