Il tema della sostenibilità ambientale, come sanno tutti coloro che operano nel settore dei trasporti, è un tema di assoluta attualità. Individuare le soluzioni che, nell’immediato, possano invertire la rotta intrapresa dal pianeta, sempre più sconvolto dai cambiamenti climatici, è ormai una priorità dei protagonisti del sistema economico. A questo, tuttavia, si accompagna un altro tema: quello della sostenibilità economica di questa transizione necessaria.

Il paradosso dell’equilibrio della sostenibilità

La questione è piuttosto semplice: ridurre l’inquinamento, per assurdo, è semplicissimo. Sarebbe sufficiente, infatti, fermare ogni tipo di attività economica e produttiva dell’uomo. Niente più estrazione di materie prime, nessuna trasformazione delle stesse, né trasporto dei prodotti finiti. In poco tempo, come avvenuto durante i lockdown, potremmo assistere a un netto miglioramento della situazione ambientale. Di contro, però, l’umanità si scontrerebbe con un altro tema: quello della sostenibilità economica, e quindi sociale, di questa misura estrema.

Del resto, anche il ministro della Transizione economica, Roberto Cingolani, ha più volte ribadito questa esigenza: trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di individuare forme di vita compatibili con l’ambiente e, al tempo stesso, assicurare il necessario sostentamento delle persone.

Questo vale tanto nel settore produttivo, quanto in quello dei trasporti. Si fa presto, per esempio, a parlare di camion elettrici o a idrogeno. Fra l’idea di adottare queste o altre forme di trasporto e l’effettiva trasformazione dei trasporti, però, c’è un nuovo mondo da concepire. A cominciare dalla produzione di questi mezzi, probabilmente non ancora matura per consentire alle case costruttrici di convertire tutta la propria produzione dai mezzi tradizionali, a motore endotermico, ai nuovi mezzi con motori a zero emissioni. Passando per le infrastrutture di rifornimento, che sia di elettricità o di idrogeno, che devono essere strutturate secondo le esigenze della produzione di beni. Senza dimenticare queste ultime, chiamate a uno sforzo economico di conversione delle proprie flotte mai visto prima d’ora.

Dunque, come fare? Questa è la vera sfida del futuro. Una sfida ancora più complessa della transizione ecologica, già di per sé complicatissima, che però deve essere affrontata e vinta, nell’interesse di tutti, basandosi sulle evidenze scientifiche, piuttosto che su posizioni preconcette, che invece rischiano di avvelenare un dibattito già molto difficile.

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