Adesso desta preoccupazione la situazione delle immatricolazioni dei veicoli industriali in Italia. Il Centro Studi e Statistiche dell’Unione Nazionale Rappresentanti Veicoli Esteri ha registrato un calo complessivo di -15% rispetto allo stesso mese del 2019, quando la pandemia ancora non era in atto.

Il crollo delle immatricolazioni dei veicoli industriali

Nell’ultimo mese, infatti, i mezzi immatricolati secondo il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili sono stati 2.060 in tutto. Di questi, 70 sono stati veicoli con massa complessiva compresa fra 3,51 e 6 tonnellate, 290 con massa fra 6,01 e 15,99 tonnellate e 1.700 con massa superiore o uguale a 16 tonnellate. Numeri che impallidiscono se paragonati a quelli del 2019, quando in totale furono immatricolati 2.423 veicoli.

Fra i vari segmenti, il risultato peggiore è stato registrato dai mezzi con massa compresa fra 3,51 e 6 tonnellate. Qui, infatti, la diminuzione è stata del 39,7% rispetto a maggiore del 2019. Non è andata meglio al segmento di veicoli con massa compresa fra 6,01 e 15,99 tonnellate: in questo caso, il calo è stato di 31,4%. L’ultimo segmento, quello dei veicoli con massa superiore o uguale a 16 tonnellate, è quello che registra il calo meno elevato: “solo” 9,8% in meno rispetto al 2019.

«Se non temessimo di fare del sarcasmo fuori luogo, potremmo commentare l’andamento di maggio con un semplice “finalmente!” – esclama Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE – evaporati gli effetti del rimbalzo post pandemia, il mercato, lasciato a se stesso, comincia a denunciare tutta la sua fragilità, risentendo della caduta di attenzione da parte della politica, nonostante la retorica dei mesi scorsi che definiva il settore “strategico, se non eroico”».

Immatricolazione veicoli industriali: la situazione dei primi mesi del 2021

Allargando la finestra ai primi cinque mesi dell’anno, almeno per il momento, la situazione migliora leggermente. Mentre nei primi cinque mesi del 2019 furono immatricolati 21.698 veicoli, nello stesso periodo del 2021 sono stati messi su strada ben 22.900 mezzi. Il risultato, oltre che dal «rimbalzo post pandemia» cui fa riferimento Starace, è il frutto delle buone performance di alcuni segmenti. In particolare quello dei veicoli con massa superiore alle 3,5 tonnellate e quelli con massa superiore o uguale a 16 tonnellate. Il segmento dei veicoli con massa compresa fra 6,01 e 15,99 tonnellate, curiosamente, fa registrare lo stesso identico risultato: 1.522 veicoli immatricolati. A crollare, trascinando in basso un risultato altrimenti positivo, è il segmento dei veicoli compresi tra 3,51 e 6 tonnellate, che fa registrare un -36,2%. «Di fronte alla totale assenza di disposizioni a sostegno dell’autotrasporto e considerato che anche i benefici della Legge Sabatini sono al termine i domandiamo come sia possibile parlare di transizione ecologica lasciandone l’intero costo sulle sole spalle della filiera – conclude Starace – È necessario a questo punto che le scelte politiche siano tradotte in fatti concludenti, in linea con gli obiettivi che si dichiara di voler raggiungere e rispetto ad un parco circolante che continua a vantare il triste primato di essere tra i più obsoleti d’Europa, con oltre la metà dei veicoli ante Euro IV».

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