La crisi della logistica, ormai, non è più una questione che interessa solamente i protagonisti del settore. La grande domanda che in questi mesi sta sottoponendo a forte stress le linee logistiche e l’insufficienza di queste, ormai, sta iniziando a interessare anche settori contigui, che non riescono più a sostenere lo sforzo, né a sopperire le mancanze.

La situazione della logistica a livello internazionale

L’esempio più eclatante, curiosamente, viene da una catena di fast food: KFC, ristoranti specializzati nel pollo fritto, hanno smesso di servire patatine fritte poiché la loro catena logistica non riusciva più a sopperire alla richiesta. Esempi di questo tipo, tuttavia, sono numerosissimi. Il Marocco, per esempio, ha già sollevato l’allarme perché a dispetto di una campagna estremamente positiva, c’è il rischio di non riuscire a distribuire gli agrumi sul mercato internazionale a causa della crisi della logistica. Quasi superfluo, poi, richiamare nuovamente la crisi dei semiconduttori, che ormai da un anno stanno rallentando la produzione del settore automotive.

Questo gigantesco ingorgo che si sta generando, inevitabilmente, rischia di avere – e in parte già le sta avendo – delle serie conseguenze sull’economia. Il caro dei noleggi dei container, certamente è causa ed effetto di questo fenomeno. Tuttavia, non è l’unico. In un momento in cui la ripresa è fondamentale per uscire dalla pandemia, la grande domanda di beni di vario genere, e l’offerta ridotta che la logistica riesce a offrire, sta facendo alzare notevolmente i prezzi per la più semplice delle leggi dell’economia. Il risultato di questo fenomeno è il rischio di bloccare sul nascere una ripresa quanto mai necessaria per l’economia mondiale.

Dal canto loro, le imprese stanno cercando di correre ai ripari. Sia ovviamente quelle del settore logistico, che negli ultimi mesi hanno investito in maniera importante al fine di strutturare la propria catena logistica per sopperire alle richieste. Sia le aziende produttrici, che hanno necessità di correre ai ripari prima che la crisi in corso possa riversarsi su loro stesse. Un pericolo che, almeno in Italia, si sta già verificando. Non è un caso se, negli ultimi mesi, sono state numerose le aziende che hanno dovuto far ricorso alla cassa integrazione per fermare la loro produzione, bloccata dall’assenza di materie prime o semilavorati. Ma una soluzione dovrà essere trovata, prima che gli effetti economici di questa crisi rendano insostenibile la ripresa.

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