Il tempo è ormai scaduto. Oggi, 6 maggio, Compagnia Italiana di Navigazione proprietaria del marchio Tirrenia in amministrazione ordinaria, potrebbe essere dichiarata in fallimento dal Tribunale di Milano. Così, a nove anni dalla privatizzazione dell’ex azienda di Stato, l’Italia potrebbe trovarsi di fronte a un nuovo caso Alitalia.

La situazione della Compagnia Italiana di Navigazione

Quello della Compagnia Italiana di Navigazione (CIN), marchio posseduto al 100% dal Gruppo Onorato, è un vero e proprio braccio di ferro. Da una parte i commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria, che vantano un credito nei confronti di CIN di circa 180 milioni di euro. Proprio in virtù di questo credito, circa un anno fa, la Compagnia del Gruppo Onorato si vide pignorare i conti correnti aziendali. Fu l’allora Governo Conte II a sbloccare la situazione, con un accordo riservato. E nel frattempo, CIN ha anche ricevuto 72 milioni di euro al fine di garantire la continuità territoriale da e verso la Sicilia e la Sardegna.

Dall’altra parte, invece, il Gruppo Onorato stesso, che già nelle scorse settimane ha lamentato «preoccupazione» per la situazione. La proposta avanzata da CIN per pagare il debito, infatti, era quello di un anticipo di 23 milioni di euro, quale prima tranche del rimborso dell’80% del debito a garanzia del quale CIN metteva le proprie imbarcazioni e i propri asset. Tuttavia, le garanzie della Compagnia di Onorato non devono essere sembrate sufficienti ai commissari, che hanno richiesto una nuova garanzia pari al doppio del credito e tempistiche di pagamento più rapide.

Così, senza un accordo coi commissari, la Compagnia Italiana di Navigazione corre il fondato rischio di presentarsi a mani vuote davanti ai giudici del Tribunale di Milano. I quali, di fronte a un sostanziale nulla di fatto, potrebbero vedersi costretti a dichiarare il fallimento dell’azienda, che verrebbe così posta in amministrazione straordinaria con l’obiettivo di soddisfare le richieste dei creditori. E l’Italia, che in questo modo sperava almeno di salvare i posti di lavoro – circa seimila lavoratori – potrebbe vedere calare in maniera preoccupante i livelli occupazionali.