Sono già trascorsi sei mesi da quando, a marzo di quest’anno, Enrico Giovannini è approdato all’ex Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture iniziando una rivoluzione segnata dal cambio di nome in Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile (MIMS). Anche per questo, lo stesso Ministro ha deciso di fare un primo bilancio del lavoro nei primi sei mesi.

Le attività messe in campo dal MIMS

Gli obiettivi del governo di Mario Draghi, con la pandemia in atto, erano e sono numerosi e di non poco conto. Il primo punto all’ordine del giorno nell’agenda del Ministro, pertanto, era proprio la lotta al COVID-19: sia in maniera attiva, con misure capaci di contenere la diffusione del virus, sia in maniera per così dire passiva, limitando gli effetti socio-economici della pandemia. In questo senso ricadono tutte le azioni relativa al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nel quale i trasporti hanno una corposa voce di capitolo. Fra gli obiettivi di Draghi, poi, vi era il rilancio di un’economia, quella dei trasporti, che, al pari di altri settori, aveva patito molto la situazione. Il tutto, sempre con lo sguardo alla transizione ecologica di cui il pianeta ha bisogno per non cadere sotto i colpi del cambiamento climatico. Ultimi, ma non meno importanti, la questione delle riforme e delle semplificazioni, che comunque attengono alla questione del rilancio economico, e la riduzione delle disuguaglianze.

Un programma ambizioso pertanto, che il Ministro ha voluto subito segnalare attraverso un cambio di nome del Ministero: «Una nuova visione, un nuovo indirizzo strategico che prevede interventi integrati e sistemici, un nuovo modo di lavorare e una nuova organizzazione – ha detto Giovannini in proposito – sono queste le caratteristiche principali del nuovo Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili».

Quattro le linee strategiche verso cui si è orientato il lavoro del Ministero in questi sei mesi. Il primo punto all’ordine del giorno vi è stato l’obiettivo di sbloccare le opere ferme ormai da troppo tempo. In questo senso, numerose sono state le operazioni. In primo luogo il lungo commissariamento di lavori pubblici, ben 102 opere per un totale di 96 miliardi di investimenti in tutto il territorio nazionale. Altri commissariamenti, poi, arriveranno a breve per quanto riguarda la Sicilia e la Sardegna. Altri interventi, poi, hanno riguardato i contratti di programma con RFI e l’ANAS per un valore totale di 34 miliardi di euro.

La seconda questione ha invece riguardato la semplificazione normativa in materia di contratti. Per questo sono stati reingegnerizzare i processi autorizzativi, sono state attuate dieci procedure speciali per opere di particolare complessità ed è stata semplificata la normativa relativa a tutti gli appalti pubblici. A questo poi, si è affiancato un lavoro di riforma del Codice dei Contratti, il cui disegno di legge è già stato approvato. In questo senso, è stato anche necessario prevedere una nuova organizzazione per assicurare l’attuazione del PNRR, attraverso nuove linee guida di progettazione, la costituzione di una task force interna al Ministero, un sistema informativo per il monitoraggio dell’attuazione e il rafforzamento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che sarà particolarmente impegnato nei prossimi mesi.

Un grande lavoro, com’è ovvio, è stato necessario per definire i contenuti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza stesso, nonché del Fondo Complementare. La designazione degli obiettivi strategici, la programmazione degli interventi, ma anche i provvedimenti necessari e le riforme in corso per facilitare la transizione ecologica di cui il paese ha necessità. Proprio a questo proposito, il Ministero ha spinto costantemente sulla necessità di inserire la sostenibilità nella programmazione e nella progettazione delle nuove opere strategiche. Allo stesso modo, il Ministero si è impegnato per l’innovazione e la riorganizzazione per la definizione dei nuovi standard di sicurezza delle opere pubbliche. Va in questo senso, per esempio, il potenziamento delle attività dell’ANSFISA per il monitoraggio delle infrastrutture.

Altre sono le attività messe in cantiere dal Ministero, perché sei mesi sono davvero troppo pochi per cambiare le sorti di un paese, specialmente in un settore così delicato come quello delle infrastrutture e della mobilità. Le premesse però, complice un periodo di straordinario dinamismo conseguente la pandemia, sono ottime per dare veramente una svolta al paese. I prossimi sei mesi, probabilmente, ci diranno se saremo capaci di portare avanti la trasformazione del paese.